CHIAMARLO MINISTERO VERDE ERA TROPPO SEMPLICE

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di JOHNNY RONCALLI – Passi Ministero Verde, passi Ministero dell’Ecologia, ma Ministero della Transizione Ecologica indispone fin dal nome.

Passi anche una domanda che mi pongo: abbiamo bisogno di un Ministero della Transizione Ecologica?

Ci sono questioni, temi, argomenti sui quali tutti concordano e dei quali tutti riconoscono l’importanza, almeno a parole, e l’ecologia è uno di questi. E non da ieri, ma da anni, decenni.

A parte il fatto che esiste un Ministero dell’Ambiente, a parte il fatto che già esiste un dipartimento per la transizione ecologica, qualunque cosa significhi: l’idea di creare un Ministero che ne assuma la denominazione a qualcuno potrà suonare catartica. Della serie: fino ad ora abbiamo scherzato, ora si fa sul serio, è giunta l’ora della transizione ufficiale e definitiva verso un Paese verde e sostenibile.

Come se all’improvviso le teste, le coscienze, i portafogli non fossero più gli stessi, ma con effetto sanificante, e sanatorio, si mondassero delle scempiaggini fatte e la nuova etichetta ne sancisse il nuovo stato virtuoso.

Ci diranno che un tale Ministero esiste da anni in Francia e in Spagna, ci diranno che stavolta si fa sul serio. Almeno per un po’, via, quanto basta per spazzare via chi sa le cose e innestare i politici. Ma un nuovo nome è davvero garanzia di rigenerazione? Dice qualcosa a qualcuno il Ministero per la Semplificazione?

Se si ritiene l’ecologia un approdo ormai inevitabile, non sarà una nuova denominazione a stravolgere gli animi, tanto più con il sentore di tecnicismo settario che suggerisce quel pomposo ‘transizione’.

La formula ‘periodo di transizione’ indica generalmente “il passaggio da una civiltà a un’altra, durante il quale si maturano nuove forme sociali e di costume”, così il vocabolario Treccani. L’impresa non pare di poco conto, titanica al contrario, davvero un appellativo può ambire a tanto?

I grandi temi necessitano di qualcosa che sia più dello specchietto per le allodole e, nel nostro bel Paese, la specializzazione è più sinonimo di delega che di responsabilità.

Immaginiamo un fantomatico Ministero dell’Onestà. Dovrebbe vigilare sulla virtuosa gestione della res publica, ma finirebbe per diventare il capro espiatorio per qualsiasi maneggio e ruberia: non è competenza nostra, toccava al Ministero dell’Onestà vigilare, pare di sentire. Siamo fatti in questo modo.

Così accadrà per l’ecologia: quando c’è un dipartimento responsabile, tutti gli altri si sentono sollevati, qualcun altro ci penserà, mentre sulle questioni assolute nessuno dovrebbe sentirsi avulso.

Politicamente, pare più un’azione di transazione che di transizione. Lo strato di vernice che ricopre tutto quello che è stato fino a ieri, la speculazione edilizia, l’incuria nella manutenzione delle opere pubbliche, l’occultamento dei rifiuti tossici, che c’entri o meno l’ecologia.

In più, nel contingente, l’esca di Draghi per attirare i 5Stelle, che immediatamente abboccano. Colpiti e affondati. E arruolati.

Le solite trombe pessimiste, vero.

Ma le trombe pessimiste che si aspettano ruberie, son le prime a felicitarsi qualora non ve ne siano.

Se temporale non sarà, sarà gioia per ‘il sole che ride’, ma un ombrello a portata di mano conviene tenerlo.

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