Caro Vescovo di Bergamo, ponga fine al business dei necrologi da virus

di CRISTIANO GATTI – Caro Vescovo di Bergamo, sono un peccatore del suo gregge e come tale le rivolgo questa lettera, con il rispetto massimo per il suo ruolo di Pastore e Guida. Sono e resto un peccatore incantato dalle parole e dalle vite di Gesù, soprattutto del Gesù che fa pulizia tra i mercanti del tempio, ma anche di Francesco d’Assisi, di Erasmo da Rotterdam, del nostro Papa di Sotto il Monte, il Papa buono, non buonista, fino al Francesco di oggi, che ha appena detto ai suoi preti di non essere Don Abbondio.

Le scrivo dopo averci pensato per un paio di giorni, dopo che l’Italia intera ha letto e ascoltato di questo angosciante bilancio sulle pagine de L’Eco di Bergamo, arrivato al record delle dieci pagine di necrologi. In tanti ci hanno scritto articoli toccanti, com’è giusto, ma a me è scattata anche la molla della mia coscienza e della mia fede, così misera e così scossa. Mi chiedo e le chiedo: oltre che toccante, è giusto tutto questo?

In questo periodo, il governo sta inventandosi tutti i modi per aiutare le famiglie, con riduzioni delle bollette, bonus per le baby-sitter, sospensioni dei mutui, eccetera. In giro per l’Italia, si fanno sottoscrizioni per sostenere le spese della nostra sanità sotto stress. E’ un bellissimo movimento corale di buoni sentimenti e di sincera generosità. C’è davvero di che consolarsi.

In tutto questo, L’Eco di Bergamo, il glorioso giornale della chiesa bergamasca (come vede, non dico della Curia), sta incassando cifre da capogiro. I cittadini (me compreso) fanno la coda per comprare qualche riga di pietà, per il parente, l’amico, il conoscente falciato dall’orrido virus. E L’Eco incassa. Le dico subito che non intendo fare del moralismo e della demagogia da quattro soldi: so benissimo che anche L’Eco è un’azienda, che deve stare in piedi guardando bene i propri conti. Ma anche riconoscendo queste sacrosante variabili, credo che non sia questo il momento di dirlo. E nemmeno di pensarlo.

Questo è il momento di un flagello epocale, che semina la morte, certo, ma soprattutto la sofferenza. E il giornale della chiesa cosa fa, ci guadagna sopra imperturbabile?

No, caro Vescovo mio. Non possiamo più fare finta di niente. Sono qui in ginocchio a scongiurarla con tutta la passione possibile: metta fine a questo scandalo. Prenda in mano la situazione, decida lei per tutti. Decida in prima persona, come Pastore e Guida, che per due o tre settimane tutti i necrologi per i morti di virus siano offerti gratuitamente dalla chiesa bergamasca. E per i soldi già incassati, può decidere che vengano destinati alla sottoscrizione della solidarietà, magari la stessa che proprio L’Eco ha lanciato.

Non credo che saranno due o tre settimane di questi imprevedibili incassi a cambiare la storia dell’azienda. Credo invece che una decisione simile cambierebbe almeno un po’ la considerazione che il mondo ha di noi cattolici.  Questo sì. E anche se non cambiasse, farebbe bene a noi stessi. Se mi permette la presunzione, credo che sarebbe gradito anche e soprattutto nell’alto dei Cieli.

Caro Vescovo mio, Bergamo è una città strana. So benissimo che questa mia lettera sarà giudicata da tanti come una vera eresia. Un peccato mortale. Ci ho pensato, ho pensato davvero ai rischi di fare del male alla mia chiesa. Ma alla fine ha prevalso il comando della coscienza. E perciò sono pronto a risponderne. Però sono molto sereno: sto chiedendo solo un gesto. In certi momenti della storia, i gesti valgono più delle parole. Questo non è un mancato incasso da segnare a bilancio: è solo e semplicemente un povero gesto di compassione.

Grazie se vorrà ascoltarmi.

Un pensiero su “Caro Vescovo di Bergamo, ponga fine al business dei necrologi da virus

  1. Giovanna De canio dice:

    Egregio Cristiano Gatti.
    Con profonda commozione ho letto il Suo struggente appello al Vescovo della nostra città, appello che sottoscrivo al 100 %. Diffidente per natura ed ammaestrata dall’esperienza acquisita nei miei (non pochi) anni di vita, non nutro molte speranze che questo grido di dolore, che si eleva da un figlio di una terra stremata dalla peste del XXI° secolo, venga ascoltato; difficile – se non impossibile – scacciare i mercanti dal tempio !!!
    Sappia che comunque io, nel mio piccolo, ne darò la più ampia diffusione possibile…Bèrghem mòla mìa, l’indarà töt bé !!!
    Un forte abbraccio (stavolta nessun coronavirus potrà impedirmi di farlo).

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