MASCHERINE, LA VERGOGNA

di PIER AUGUSTO STAGI – Forse sarebbe davvero il caso di tapparsi la bocca anziché parlare, ma in questo caso è giusto farlo per proteggerci da questo bastardo che da mesi si è insinuato nelle nostre vite seminando terrore e morti.

Forse è il caso di tapparsi la bocca e il naso, con una bella mascherina, che per mesi è stato uno degli oggetti più introvabili, neanche fosse la preziosissima figurina di Pizzaballa. Ora c’è, la si trova, a prezzi esagerati. Dieci venti trenta anche quaranta volte più alti rispetto a prima del virus. Sono diventate oggetti di culto, vendute a prezzo di opere d’arte.

La cosa brutta, molto brutta, in un momento mostruosamente difficile come questo, è che chi è a capo di commissioni, ministeri o task-force che siano, tutti quanti non siano in grado di prendere una banalissima decisione, per la quale non è necessario nemmeno ricorrere al parere qualificato di comunità scientifiche, virologi o Zorro: il prezzo imposto. Proprio non ci riescono.

Federfarma ha chiesto nei giorni scorsi «di poter vendere i dispositivi di protezione a prezzi imposti e senza inutili adempimenti burocratici», minacciando in caso contrario di «suggerire alle farmacie di astenersi dalla vendita di mascherine».

Riusciranno a trovare un accordo? O ancora una volta dimostreranno tutta la loro inadeguatezza? Sono solo bloccati da banale incapacità o c’è qualcosa di più? Giù la maschera.

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