CARO DON CARRARA, ANCHE CHI VA SOLO A NATALE VAL BENE UNA MESSA

di LUCA SERAFINI – Caro Don Alberto Carrara, grazie alla conoscenza da tanti anni – purtroppo per molti motivi non seguita dalla nostra frequentazione -, ma soprattutto grazie ai suoi scritti, ho imparato ad apprezzare la sua linea spesso laterale rispetto ai canoni tradizionali della Chiesa. Quantomeno, non sempre allineata a dogmi e recrudescenze che decisamente non aiutano a riavvicinare i fedeli o crearne di nuovi.

Probabilmente proprio per questo il Papa è oggi Bergoglio, il quale rispondeva e risponde all’identikit di ciò che la gente comune si aspetta, al di là della stessa linea politica e filosofica che contraddistingue il mandato senza tempo del Pontefice. Lei sa come va: Ratzinger non era simpatico e questo nei personaggi pubblici, persino il Papa, determina una linea di confine più rigida di qualsiasi dogana.

Nel suo ultimo articolo su @altroPensiero.net, “La crociata ipocrita per la Messa di mezzanotte“, c’è un passaggio che però mi ha sconcertato: “(…) Ma andare a messa non basta. Tanta gente va a messa (per la verità, molto meno di un tempo) e poi, uscita di chiesa, è prepotente, egoista, accaparratrice… Cristiani nel rito, pagani nel cuore. Non solo, ma quanti di questi fedeli natalizi si sentono poi in dovere, per coerenza, di andare a messa anche la domenica successiva e le altre domeniche? E quanti, una volta celebrato il Natale del Dio bambino, si sentono in dovere di coltivare verso gli altri la stessa tenerissima misericordia che lui ha avuto verso di noi? Tanta gente si sente cristiana solo perché difende mezzanotte e presepio. Il cristianesimo viene ridotto a un rito. Il rito non basta, caro onorevole, tu che difendi il presepio nelle scuole e la mezzanotte per la messa di Natale” .

Ha dato una bella picconata alla speranza di Madre Teresa, la quale ci ha trasmesso (tra i molti altri) quel fondamentale concetto per cui “ogni goccia fa il mare”. Ho sempre creduto che nella Messa di mezzanotte, a Natale, ci fosse una magia niente affatto esoterica, ma profondamente, grandemente, straordinariamente cristiana, più di qualsiasi altro di quelli che un po’ sbrigativamente lei liquida come semplice “riti”, accostandoli di fatto a un’abitudine, una consuetudine come il caffè al bar la mattina o lavare la macchina il sabato.

Sin da bambino io amavo trovarci così tante famiglie riunite, alla Messa di mezzanotte, poi da adulto ho continuato ad avere nel cuore questa retorica poesia, questa piccola speranza, disinteressandomi di come si veste qualcuno per sfoggiare capi firmati davanti a Gesù Bambino e ai Re Magi, pensando invece che da domani mattina quella vaporosa impellicciata o quel tronfio, superbo vicino di panca, possano diventare buoni cristiani.

Sono d’accordo con lei: celebrato il Natale, ognuno per sé… Con le consuete buone o cattive abitudini: vale per i sacerdoti, conservare le proprie buone e cattive abitudini anche dopo aver indossato la tonaca, figurarsi per i pagani o addirittura i laici che a mezzanotte, una volta l’anno, fanno solo felice la moglie o il marito o i genitori o gli amici e li accompagnano alla Messa di Natale. Io vado a Messa la domenica (ultimamente meno, non soltanto per colpa del Covid, ma questo è un altro discorso). Ci vado non per “coerenza”, come scrive lei, ma perché ne ho bisogno. E le chiese, come scrive lei, già prima del Covid si stavano svuotando, di fedeli e di vocazioni.

Dunque, se una volta l’anno le Chiese sono stracolme e gli altari affollati di sacerdoti, trovo che dovreste essere contenti come me, e basta. E che questo debba costituire per voi un eccezionale momento di propaganda. Sarebbe l’occasione, sovente disattesa, di trasformare quelle prediche bolse e contorte in un dialogo con la gente, sui loro problemi quotidiani e su come la religione cristiana può aiutare ad affrontarli. E se questo fosse motivo di meditazione anche per il più accanito degli atei che – grazie a una qualsiasi Messa di mezzanotte, frequentata per rito e abitudine come il bar o l’autolavaggio – provocasse in lui (o in lei) un’illuminazione improvvisa, bene, ecco che avremmo una di quelle gocce che fanno il mare… Ha presente?

A condizione, però, che dal pulpito quella sera intorno a mezzanotte e venti, mezzanotte e venticinque, il sacerdote non cominci la predica rimproverando “chi è venuto soltanto stasera”, ma gli dia invece qualche valida ragione per tornarci anche domenica prossima. Gli dia un motivo di riflessione sul perché credere in Cristo, prima ancora che nella Chiesa. Altrimenti l’occasione andrà di nuovo perduta, per l’ennesima volta…

Avallando così quel dogma di mio padre, credente al punto di ringraziare Dio per la vita concessagli, anche nei lunghi mesi di sofferenza che sapeva condurlo alla morte, a soli 60 anni: “La religione cristiana è fondata su qualcosa di estremamente solido e credibile, perché da 2000 anni resiste alla Chiesa”.

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