“CARO DIRETTORE, IL TUO PESSIMISMO MI FA RIDERE”

Caro direttore, caro Cristiano Gatti, da qualche tempo ho terminato la lettura del tuo ultimo romanzo. Romanzo o quel che è, “Il natale di maggio” comunque, per chi vorrà annusare di persona, ambientato in quella magnifica baraonda che è il Giro d’Italia.

Mi son deciso a scrivere qualche riga, perché credo importante dire e ribadire quale millantatore sei. Nemmeno lo sai probabilmente, ma poco cambia, l’inconsapevolezza, se anche fosse, scagiona dalle colpe, ma non nega l’effetto sortito.

Non è il primo racconto, diciamo così, che leggo e mi godo, vergato dalla tua penna, ma questa volta non mi trattengo, te lo voglio dire e pure spiegare quale millantatore sei.

Chi ti conosce e chi ti legge non fatica a riconoscere il pessimismo che ha dimora in te, uno sconfinato senso della giustizia e del buonsenso, ma allo stesso tempo la rassegnata bandiera bianca sventolata sopra la trincea, l’ammissione che giustizia e buonsenso saranno per un’altra volta, un’altra umanità, un’altra creazione.

Eppure io rimango convinto che questo è quello che ci vuoi far credere, perché altrimenti non si spiega. Non si spiega la tua ostinazione nel voler spiegare e modellare le parole con l’intento fiero e incrollabile di assicurarti che chi ti legge ti comprenda e comprenda quel che racconti. Una testardaggine che tradisce una fiducia nel prossimo in totale contraddizione con lo scoraggiamento e la sfiducia nelle sorti del genere umano che ci rifili ogni volta.

Tu ci credi ancora nel genere umano, questa è la verità, e nel tuo “Natale di maggio” sbocciano in continuazione tipi umani che vien voglia di conoscere. In più ci regali una prosa mai così scoppiettante, piena di intuizioni e trovate, come quando ci racconti di qualcosa di impossibile, di difficile, “più difficile che tenere i pezzi di pomodoro sulla bruschetta”.

Poi certo, cerchi di tener fede al pessimismo che credi ti rappresenti, citando qualcuno dei tuoi maestri e numi tutelari, ad esempio Dostoevskij. Scelgo lui perché è pure uno dei miei numi, ma tu ne fai un uso edificante, citi il suo “Il giocatore” per tracciare i lividi che il demone del gioco può lasciare, ma lo citi in fondo convinto che chi ti legge possa specchiarsi e redimersi. Non dire di no. Altro che pessimismo.

Non lo ammetterai mai, un po’ ci tieni al tuo pessimismo, ma prova a pensarci: che ci sta a fare Dostoevskij al Giro d’Italia se non per dare una lezione a tutti noi. Come accade ogni volta con Dostoevskij, che ci sta a fare se non per obbligarci allo specchio e mostrarci il nostro lato peggiore? E forse la via da non percorrere?

Tutto questo non è un invito a leggere l’ultimo di Cristiano Gatti, al contrario, un invito a snobbare il millantatore. Tutto questo è un invito a stare in guardia, non credete al pessimismo che traspare dal disfattismo del Gatti, c’è più speranza nelle pagine del “Natale di maggio” che nella seconda virtù teologale.

Non che sia rilevante, ma a conferma di tutto ciò, si ride e sorride un sacco tra quelle pagine, vien pure voglia di girarle, tu guarda.

E girare le pagine non è forse la quintessenza dell’ottimismo?

 

 

 

Un pensiero su ““CARO DIRETTORE, IL TUO PESSIMISMO MI FA RIDERE”

  1. Fiorenzo Alessi dice:

    Caro dott. JOHNNY Roncalli,
    Senza nessun pudore , lei tira la volata al Direttore dott. Gatti.
    Forse sarò tra quei 10 o 15 arditi che hanno letto un libro il cui titolo la dice già lunga sulla tempra dell’autore. Il Natale di Maggio. Un po’ come il Carnevale di Novembre.
    Peraltro, diversamente da ciò che lei rinviene ( sempre tra quei 10 o 15 di cui sopra) negli scritti ed Altropensieri del Direttore , non trovo che il dott. Gatti sia un pessimista incallito ed inguaribile.
    Vedo solo del realismo , concreto e , quando è il caso , bello crudo .
    D’altronde, così per dire, se si ha a che fare con degli imbecilli o dei soggetti che ritengono il buon senso una pietanza, non puoi certo elogiarne l’intelligenza o la perspicacia .
    Allo stesso modo, se uno è un delinquente, o si comporta come un bandito, mica puoi portarlo ad esempio, invocando magari che gli si assegni una cattedra universitaria.
    Realismo ed ironia , sferzante certo, ma emblematica di un’effettiva assenza del pessimismo o, addirittura, del disfattismo che lei vorrebbe appioppare caratterialmente al Direttore. Al suo Direttore, roba da essere cacciato a calci nel didietro , e con ignominia , se davvero il dott. Gatti fosse come lei lo legge.
    Invece LUI è un allegro liberale , che più liberale non si può. Se avessi confidenza potrei anche definirlo un simpatico pirla.
    Di sicuro adora il Ciclismo , che ha nel Giro d’Italia la sua massima espressione agonistica ed insieme di festa popolare. Una festa alla quale partecipa da decenni , divertendosi con la scusa di lavorare, insieme a due incalliti compagni di merende .
    Merende che, forse per emulazione, antepongono anch’essi al lavoro che dovrebbe impegnarli ed assorbirli.
    Invece , secondo la mia lettura del Natale …fuori stagione che , comunque, ci ha piacevolmente coinvolto, i tre inviati speciali (che più speciali non si può!) si divertono . Eccome se si divertono , per l’intero mese di Maggio. Un mese in Giro.
    Egr. Sig. JOHNNY, oltre a definirlo poca cosa, tutto questo le sembra pessimismo o disfattismo ?
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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