CAPORETTO LOMBARDA

di GHERARDO MAGRI – Poste Italiane batte Regione Lombardia 4-0 e passa facile il turno della Champions Covid.

Diciamolo: stiamo parlando della peggiore Caporetto per il Pirellone e per tutti i suoi burocrati. Un’azienda-stato, simbolo fino a ieri del posto fisso di checcozaloniana memoria, s’incarica ora di salvare il modello sanitario lombardo spacciato per troppi anni come il fiore all’occhiello italiano. Per il fiero governo dell’ultimo piano un fattaccio del genere ha il sapore di una bandiera bianca sventolata nei cieli del Nord.

Eppure, a giudicare dalle imperiose decisioni di Fontana, che ha appena chiesto “un passo indietro” ai vertici di Aria (la società regionale che doveva gestire la campagna vaccinale, a sua volta già il miglior risultato di una ristrutturazione precedente per evitare sprechi e disfunzioni), la flemma e il distacco dei vertici politici lombardi è quantomai sorprendente. Facciamo un piccolo riassunto delle puntate precedenti.

Arriva lo tsunami del Coronavirus e la coppia Fontana-Gallera riesce a combinarne più di Bertoldo, il loro migliore risultato è ispirare quel talentaccio di Crozza, che li imita impietosamente.

A un certo punto Fontana picchia il pugno sul tavolo e non ci sta: con un tardivo e plateale sussulto d’orgoglio, rinnega il suo assessore preferito e lo manda a casa. In sua sostituzione richiama la giovane Letizia Moratti, che darà la svolta.

Così la raccontano. Alla prova dei fatti, neppure per sogno. Le sue prime titubanti uscite – persino quella di vaccinare subito in base al reddito – sono in sintonia con la pessima partenza della campagna vaccinale. La giustificazione: “Certo, se non ci danno i vaccini da Bruxelles-Roma, come facciamo ad andare avanti?”. Ma non è esattamente così. La lombardia non riesce a somministrare neppure i vaccini già a disposizione.

Si vedono soltanto le (loro) mani avanti, nient’altro. E ancora. Come dimenticare la contestazione sdegnata di Fontana sulle nuove zone rosse. “Ma come, state usando dati vecchi, possibile che voi passacarte romani prendiate Roma per Toma?”. Si scopre da lì a poco che un altro dirigente della Regione Lombardia passava dati sbagliati. Nessuna rettifica delle dichiarazioni piccate, solo silenzio imbarazzato, ma lo sanno ormai tutti com’è andata. Decisione drastica: altro siluramento in vista.

La Moratti non basta, è evidente. Bisogna raddrizzare lo sgangherato piano vaccinazioni (il Lazio – orrore, orrore – è primo in classifica), in cui la Lombardia è in zona retrocessione. Allora viene richiamato a gran voce il super consulente pensionato di gran voga oggi, rispolveratoper le grandi occasioni: Bertolaso, mr. Emergenza. Una squadra-déjà-vu molto sponsorizzata da un altro illustre lombardo doc, di Arcore. Era già stato precettato all’epoca dell’ospedale della fiera, ma il suo esordio sfortunato col contagio Covid e il rientro dell’emergenza milanese l’avevano messo un po’ in ombra.

Dunque, proviamoci anche con lui. Le sue promesse sono roboanti: tutti i lombardi vaccinati entro giugno (piano riconfermato anche adesso, con l’aggiunta che entro il 10 aprile saranno vaccinati tutti gli ultraottantenni). Facciamo il nodo al fazzoletto e tocchiamo ferro, arrivederci fra tre mesi.

Per il momento, pronti via ed ecco il disastro delle prenotazioni online. Non solo collassi del sistema a mo’ di clik-day sulle bici, ma anche somministrazioni andate deserte perché le comunicazioni non sono arrivate e anziani spediti a trenta chilometri di distanza. Uno sfacelo totale, nemmeno un poppante informatico avrebbe fatto di peggio. Inevitabilmente, vengono a galla le feroci polemiche all’interno della stessa squadra e volano gli stracci, “io l’avevo detto”, “non si poteva continuare così”, “è una questione di responsabilità” ecc.ecc..

Sullo sfondo, intanto, Salvini che rientra nel governo ed esibisce lo scalpo di Arcuri, ritenuto il vero responsabile di tutti i mali nostrani.

Ed eccolo finalmente lì, Fontana, che sfodera tutta la sua leadership: chiede a gran voce le dimissione dei vertici di Aria, cercando l’ennesimo capro espiatorio ad effetto. Ma per favore.

Inevitabilmente, nessuno crede più alle parole di questa classe dirigente. Il bonus di fiducia è esaurito. A tutti i lombardi è evidente che con i burocrati di Aria dovrebbero tirare qualche conclusione anche i capi supremi. La trimurti Fontana-Moratti-Bertolaso resta appesa invece al filo della promessa roboante, tutti i lombardi vaccinati entro giugno. Tutto questo sotto gli occhi di Salvini, che ogni mattina si alza e strepita che gli incapaci devono andare a casa. Almeno, spiegasse una buona volta quali.

Un pensiero su “CAPORETTO LOMBARDA

  1. cesare mottola de nordis dice:

    fino ad oggi questi politici sono stati solo un costo peraltro altissimo della società; oggi sono un pericolo per la vita dei cittadini. non a casa ma in galera

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