CALENDA, ROTTAMATORE DUE

Perfetto, il capolavoro è compiuto: Calenda straccia l’accordo con Letta, firmato solo l’altro giorno con euforici annunci del tipo “la destra non vincerà mai”, e a occhio e croce consegna le elezioni del 25 settembre, cioè l’Italia, alla Meloni. Rottamatore due. Più che altro rottamatore di patti e di sogni. Fantastico il suo commento, sulle macerie fumanti della grande alleanza: “Non mi sento a mio agio, mi aspettavo di più”. Per una volta, la migliore è di Letta, non proprio un maestro del sarcasmo: “Può allearsi solo con se stesso”. Sul web, subito sventagliate di prese per il, con una battuta su tutte: “Con questa sinistra, bisognava votare ieri sera”.

Il pietoso show progressista, che potremmo intitolare “Come ti faccio vincere la Meloni in quattro mosse”, prevede adesso almeno un’altra settimana di chiacchiere, di insulti, di accuse, il tutto per dimostrare una cosa che sappiamo già da almeno trent’anni: per quanto la sinistra cerchi di incollare i pezzi, almeno con il Vinavil di un nemico comune (loro non vogliono mai vincere per fare qualcosa, loro corrono sempre per far perdere qualcuno), mai e poi mai riuscirà a completare il puzzle. L’unità, da quelle parti, resta una gloriosa testata dell’altro secolo, di un altro tempo e di un’altra Italia. Certo di un’altra sinistra, che si limitava a fare la sinistra. Eternamente all’opposizione, certo, ma in modo chiaro, lineare, coerente.

Da quando hanno cominciato i travestimenti e i lifting per trasformarsi in socialdemocratici, o giù di lì, per sfondare al centro, chiamalo Ulivo, chiamala Margherita, ogni volta lo stesso finale: dopo gli accordi e le promesse in sede di cantiere, l’inevitabile rissa degli egoismi, delle vanità, delle incompatibilità personali. E via con il trionfo delle destre, dei populismi, dei sovranisti. Poi ci si ritrova tutti puntualmente a frignare, perchè il Paese è in mano ai cattivi. Ridicoli.

Peccato, neppure stavolta l’alleanza contro natura arriva al tetto: questa la vera notizia dell’estate. In questo caso il fusibile subito fuso è Calenda, che si muove e pretende come un panzer da 30 per cento sicuro, benchè finora possa vantare solo il gradimento elettorale di qualche condominio capitolino nella corsa a sindaco. Da uno che vuole insegnare alla sinistra come si fa la nuova sinistra raccattando la Gelmini e la Carfagna, magari pure la Moratti, suona un pelo megalomane. Comunque dubbio e ambiguo. Ascendente faccia il piacere.

Molta della gente di fede antica, discendenza Pci, sta esultando al grido “Lasciamo il saputello dei Parioli a Renzi, se lo tenga tutto”. Sono soddisfazioni. Alle volte, valgono più quelle che una vittoria alle elezioni. Appunto.

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