IL CIRCOLO DEI CACCIARI

È dura la vita del filosofo. Sempre a farsi domande, a sollevare gli strati della torta per vedere cosa ci sta sotto, per capire come è stata fatta, cotta e farcita, sempre a cercare la verità, la saggezza.

E poi è solo, il filosofo, mica fa comunella, tutt’al più comune, nel senso che può capitare che ne guidi uno, ma è comunque un uomo solo al comando, torvo e assorto come si conviene, ma pronto a sbottare come un fustigatore dei malcostumi e dei malpensieri .

Quindi, cosa ci fa Massimo Cacciari in una cricca malpensante come la commissione DuPre? Come il club dei bambini prodigio se la cantano e poi ce la cantano. Una sola direttiva: essere contro. Contro tutto, ma soprattutto contro l’evidenza, che per loro è un concetto banale e popolare, essoterico si diranno tra loro.

Ma insomma, Cacciari, che ti immagini più solitario e cogitabondo di uno stilita, s’è infilato in questa accademia della cricca, o cricca dell’accademia, fa lo stesso, salvo poi rendersi conto che ne racconta di fregnacce il sodale di turno.

Di turno ora è il signor Freccero, che nega tutto, anche il sorgere del sole e forse l’eliminazione dai Mondiali della nazionale di calcio. Sopra tutto nega che vi sia un massacro in atto in Ucraina e, sempre sopra tutto, nega le immagini, i filmati, gli squarci nei palazzi e le voragini negli uomini. Così innamorato del racconto mediatico che vuole falso o artefatto o filtrato qualsiasi messaggio impresso sui teleschermi, non ammette evidenza e in più accarezza i carnefici. Perché Putin e i russi dovrebbero rendersi colpevoli di una simile nefandezza che si ritorcerebbe contro di loro? Secondo Freccero anche un solo morto abbandonato per strada si ritorcerebbe contro di loro: ne consegue che dal suo punto di vista non può essere vero. E ne consegue che ci siamo immaginati tutto, film dell’anno, premio della giuria per gli effetti speciali e giù il sipario.

Cacciari qui ha cominciato a cambiare posizione sulla sedia, prima appoggiato a sinistra, poi a destra, la mano nervosa infilata prima tra i peli della copiosa barba e poi a grattarsi il capo mentre lo sguardo volgeva verso il nadir. Infine ha scosso la testa e ha sbottato, un po’ almeno, solo un po’, perché pur dissidente, dice che ognuno lì dentro è libero di dire quel che gli pare. Esattamente come fuori, vien da dire, sempre che il signor Cacciari ci conceda di esprimere umili e ordinarie opinioni sul sorger del sole, sull’eliminazione dai Mondiali e pure sulla guerra in Ucraina. A costo di sentirci chiamare idioti, come gli capita.

Ognuno è libero di dire quel che gli pare esattamente come fuori, dicevo, quindi a che diavolo serve questa ridicola e inutile commissione? Forte della vocazione al pensiero, alla riflessione, al filosofare, negli anni Cacciari ha fatto implicito vanto della sua estraneità al coro, di opporre alla melodia corrente un controcanto talvolta stridulo, anche se in tutta onestà l’immaginario che lo vuole defilato e asociale stride con la frequenza delle sue apparizioni in TV, e l’appartenenza alla DuPre stessa ce lo restituisce disponibile al circolo illuminato, pronto a moralizzare tutto e tutti, l’evidenza in primo luogo. Tutt’altro che cavaliere solitario.

Al punto che ci fanno quasi tenerezza il dissidio e la presa di distanza dal compagno di giochi, adesso che in TV sarà tutto un arzigogolo sulla commissione, sull’unità di vedute, sulla libertà di espressione, anche se lui ci sarà, presente, pronto a contraddire tutto e tutti, a minacciare di lasciare lo studio, a dire che con gli idioti non parla.

Quindi faccia il bravo, Cacciari, stia sereno nell’ovile dei dubbiosi e dei prudenti, ormai lo avevamo incasellato lì. Non sarà comunque una divergenza di vedute, e poi su un tema banale e passeggero come la guerra, a convincerci che passava di lì per caso.

Dura, durissima la vita del filosofo.

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