BONUS PRIMA COMUNIONE

Ha voglia la Meloni di battersi per il presidenzialismo. Almeno faccia una telefonata per avvertire Salvini, che evidentemente ha tutt’altro in testa. Un’idea fissa e ben precisa, ma niente a che fare con il presidenzialismo: lui è per la teocrazia. Adesso che quella iraniana non se la passa bene, il mistico Matteo la erigerà in Italia assieme al Ponte sullo Stretto.

Dopo aver usato rosari e madonne per avviare la sua riforma istituzionale, siamo ormai nella fase applicativa della rivoluzione religiosa. Come tutti sappiamo, il primo passo concreto sarà – sarebbe – il bonus di 20mila per i giovani sotto i 35 anni che scelgono di sposarsi in chiesa. Una benedizione del prete e un salto dal commercialista, col quale stabilire cosa scaricare delle onerose spese matrimoniali. Sostanzialmente, lo Stato confessionale e teocratico decide finalmente, dopo aver incentivato monopattini e restauri delle facciate, di fare il buttadentro anche per le chiese ultimamente un po’ in crisi di mercato. E pazienza se il matrimonio cattolico sarebbe pur sempre un sacramento dei più alti: in un mondo che monetizza tutto, non è giusto negare il bonus proprio ai nostri figli più devoti.

Se passa questa, il resto arriva a cascata. Trasformare l’Italia in una grande acquasantiera è la missione suprema di don Matteo 2. Pochi inni di Mameli in giro per scuole e stadi, sotto con i Pater-Ave-Gloria nelle occasioni più solenni. Come a Pontida, per capirci bene. Il crocefisso nelle aule? Neanche il caso di dirlo: a grandezza naturale, buoni anche cartonati e gigantografie.

Certo non si può pensare che basti il bonus matrimonio per far viaggiare spedita la riforma. Ma nemmeno si può pensare che Salvini sia così sprovveduto da non saperlo. Questo è solo il primo passo. Il ministro di Dio è un vulcano di ispirazioni, una volta sistemato il matrimonio penserà anche ai più piccoli, i teocrati di domani. Quanto prima, alla prossima riunione di governo, la nuova proposta: bonus battesimo e bonus prima comunione. Amen.

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