BOB DYLAN PENSI A CANTARE, NON A SEQUESTRARE I CELLULARI

Ecco qui un altro che vuol dirmi cosa fare e cosa non devo fare se vado a un suo concerto. E non un altro qualunque, non il solito anonimo rapper di periferia, si tratta nientemeno di Bob Dylan, mr. Zimmerman da Duluth Minnesota in persona.

I fedeli, i devoti, quelli che trovano un senso, anche doppio eventualmente, a tutto quello che il menestrello dice e fa, e gli integralisti in genere, la vedranno a modo loro, a me pare il solito sconfinamento. Vuoi fare l’artista e vuoi anche decidere quel che il pubblico può o non può fare.

Uno deve pure metterci la premessa, per evitare di risultare prevenuto: mi piace Bob Dylan, non sempre e non tutto, il meglio l’ha dato in quegli anni là, ma ho molti suoi dischi e chiudo la pratica dell’equidistanza. Però, spero si possa dire che il signore degli stornelli possiede un ego smisurato, lo stesso che fin dagli esordi gli ha permesso di scansare tutto e tutti quelli che potevano intralciare la sua ascesa, la sua missione dirà qualcuno. Lo stesso ego che lo ha indotto a declinare l’invito per la consegna del premio Nobel, ad esempio, lo stesso ego che comunque quel premio non l’ha rifiutato, beninteso. In generale l’ego scostante che gli ha permesso di fare il bello e il cattivo tempo intorno a sé, con risultati a volte epocali, in termini musicali, spesso sgradevoli, in termini sociali.

Lui però è Bob Dylan e fa quel che vuole, sempre, e va bene, non è l’unico nel genere, alziamo le spalle e lo prendiamo per quel che è, un bambino capriccioso che crescendo è rimasto tale.

Ora, per esempio, se ne esce con questa storia degli smartphone. Ai suoi concerti non li vuole, quindi all’ingresso ognuno dovrà deporre il proprio in custodia Yondr, che verrà bloccata e poi sbloccata a fine concerto, oppure, in caso di necessità, in una zona di blocco e sblocco appartata, lontana dal luogo dell’esibizione.

Quindi niente messaggi, niente telefonate, soprattutto niente foto e registrazioni dico io. E niente distrazioni, dice lui, dando a intendere che è questa la motivazione principale, quella che immagino manderà in visibilio i seguaci duri e puri, che vedranno tutto quanto come l’ennesima riverniciata del mito, che non invecchia mai, che è il maître à penser di sempre e sempre pronto a cogliere la decadenza dei tempi.

Facile così, come la fa l’azzecca, lui. Ammesso però che la motivazione sia di natura esclusivamente ideale, cosa della quale dubito, trovo irritante tutto quanto: prendo un biglietto per un tuo concerto, magari lo pago cento euro, se va bene, e poi nemmeno sono libero di distrarmi?

Vai sul palco, chiedi di provare a riporre i telefoni, per qualsiasi motivo sia, e ognuno sia lieto come gli pare. I più ti ascolteranno, forse, qualcuno farà orecchio da mercante e amen, da che mondo e mondo il pubblico si organizza come gli pare.

In coda ci infiliamo tutta le retorica possibile e immaginabile, quella che tutti sottoscrivono: siamo sempre connessi, siamo schiavi dei cellulari, dobbiamo far sapere al mondo dove siamo e cosa stiamo facendo in tempo reale e tutta la prosopopea sul tema, giusta o sbagliata che sia. E va bene, ma se perdizione deve essere, ognuno di noi sarà causa del suo male, e non sarà certo Bob Dylan a salvare l’umanità. E nemmeno i suoi concerti a dire il vero, non proprio tutti indimenticabili nel corso degli anni, sempre se si può dire.

Sarò provocatorio allora, a rischio di essere preso alla lettera. Mi torna alla mente un cartello affisso all’ingresso di un condominio vicino a casa mia. Il cartello dice: “È VIETATO L’USO DEGLI SKATEBOARD”. Qualcuno col pennarello sotto ha aggiunto: “ALLORA CI DROGHIAMO”.

Ecco, succederà così, è vietato l’uso dei cellulari? Allora ci droghiamo.

5 pensieri su “BOB DYLAN PENSI A CANTARE, NON A SEQUESTRARE I CELLULARI

  1. Antonio Defabianis dice:

    Sono uno che usa diverse ore al giorno lo smartphone, quasi esclusivamente in privato per una sorta di pudore. Sull’ uso indiscriminato di questo per certi versi utile strumento, sarei tentato come per molti altri comportamenti negativi che hanno preso piede, di porre limiti (ma anche farli rispettare), in quanto il lasciare la discrezionalità a questa sottospecie di caproni quali siamo, non porta niente di buono. L’ alternativa di rigorosi e perseguiti divieti, in questi tempi di permissività, è visto come una intollerabile forma di controllo dispotico, ed allora via, avanti verso lo sfascio sociale e morale, al tempo di un’ allegra mazurca…

  2. Daniele dice:

    Sono perfettamente d’accordo con Bob Dylan. Almeno nei suoi concerti non ci siano tutti sti esseri con cellulari che smanettato tutto il tempo. I suoi live sono come cerimonie ricche di poesia e grande musica. Prende o lasciare, come ha sempre fatto. Io prendo e condivido. Il pensiero di Roncalli me lo metto sotto gli stivaletti.

  3. Massimo Ottaviani dice:

    Buongiorno Roncalli.
    In Italia fotocopiare libri interi è sanzionata per legge ai sensi dell’art.2  (comma secondo) della Legge num. 248/2000 (poi modificato dal d.lgs. 68/2003), e sulle parti fotocopiate si pagano i diritti SIAE.
    Lo so bene perché in quegli anni fotocopiavo interi libri per finire l’Università (non avevo soldi per comprarli, erano libri di architettura e costavano molto).
    Non ho sentito nessuno lamentarsi di questa cosa, anzi.

    Però se Bob Dylan non vuole farsi riprendere, fotografare e registrare durante un suo concerto questo si, questo è proprio illiberale e contro il popolo.
    Che strano paese

  4. Matteo dice:

    Ha ragione Dylan. Sono stato a diversi concerti quest’estate e ormai la questione è sfuggita di mano. Tra noi e il palco decine, centinaia di smarthphone illuminati e fastidiosissimi. E mi ci metto pure io che qualche foto o breve clip l’ho fatta. Vogliamo immortalarci per fare una storia o un post? lo faremo fuori, davanti alla location. E poi lo ha detto prima di vendere i biglietti. Libero di non andare. Io credo che il concerto ne guadagnerà decisamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.