BISOGNA SPIEGARE A PUTIN COS’E’ UNA SEDE NEUTRALE

Guardandola in modo un po’ sempliciotto, abbiamo un comico che ha cercato di diventare persona seria (Zelenski, presidente ucraino) e un tizio molto serio che sta diventando tragicamente comico (Putin, presidente russo, chi se no).

Vladimir Putin.

Di solito ci piace dire, per sentirci a poco prezzo un po’ migliori, che quando due litigano le ragioni stanno sempre nel mezzo. In questo caso, ci viene un pelo più difficile: per quanto alcuni dietrologi molto dietro ci spieghino che comunque gli ucraini hanno una tradizione di destra (come se Putin fosse un compagno di sinistra), cioè sarebbero ipernazionalisti e ipersovranisti, cioè in qualche modo se le vanno a cercare, qui comunque un popolo e una nazione non hanno più il diritto di autodeterminarsi e di scegliere il proprio futuro, perchè sulla scena del mondo, proprio sull’uscio di casa, c’è un energumeno che non tiene in minimo conto la libertà altrui e pretende si faccia a modo suo, rinfacciando un passato ormai troppo lontano di storia e destini comuni.

Per quanto Russia e Ucraina abbiano convissuto sotto lo stesso tetto per tanti anni, quegli anni ormai sono finiti. Almeno, così dà a vedere l’Ucraina nella sua espressione a maggioranza, come risulta anche dalle resistenze in questi giorni di assedio. Se davvero l’Ucraina fosse ancora sotto sotto filosovietica, all’inizio dell’invasione l’esercito russo avrebbe quanto meno trovato porte aperte e tappetini rossi, vedi l’Italia nei giorni della Liberazione. La realtà che si vede è piuttosto chiara: l’Ucraina non vuole più subire la Russia. E per quanto questa pretesa mandi Putin fuori dai gangheri, l’Ucraina ne ha pieno diritto. Queste faccende rientrerebbero sotto la voce libertà, ma effettivamente non si può pretendere che Putin conosca tutto il vocabolario.

A questo punto, conviene solo pregare e spingere perchè se non altro si siedano e si guardino negli occhi. Certo un ingenuo può chiedersi subito perchè non l’abbiano fatto in tutti questi mesi di preparazione, così come può chiedersi cosa possa essere cambiato in pochi giorni, ma come si dice viviamo nel tempo della complessità e dunque bisogna insistere con l’incontro. Certo Putin intende anche il confronto in un modo tutto suo: lo vuole in Bielorussia, cioè nella sua depandance, con la pretesa che tutto il mondo la consideri luogo neutrale. Bisognerà che qualcuno gli spieghi i fondamentali di ogni trattativa: punto di partenza, basico, proprio il minimo sindacale, è trovare una sede asessuata, comunque non schierata, se non altro fuori dai giochi. Non è esattamente la Bielorussia questo luogo defilato. Non sembra a nessuno.

Col passare delle ore, il braccio di ferro va avanti e aggiunge o toglie qualcosa alle speranze del mondo. Dal di fuori, conviene solo accodarsi al Papa, voce patetica che implora cessate il fuoco e colloqui immediati, sperando un dardo celeste colpisca Putin e lo renda più umano. Zelenski offre la neutralità internazionale dell’Ucraina, rinunciando a entrare nella Nato. Potrebbe bastare, se davvero Putin ha solo paura di trovarsi il nemico occidentale troppo vicino. Se invece le sue intenzioni e le sue motivazioni sono altre, magari ricostruire un impero contro l’Occidente, allora il tavolo di pace diventa solo un’altra ipocrisia, l’ennesima finzione, l’ultima pietosa menzogna prima di passare alla soluzione finale. A modo suo. Senza badare troppo agli schizzi di sangue che gli macchiano la camicia griffata, in Occidente.

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