BERTOLASO, SEI DENTRO O SEI FUORI?

di GHERARDO MAGRI – Bertolaso lascia l’incarico di super consulente per la campagna vaccinale in Lombardia dopo soli 100 giorni. Lui dice (e pure Fontana) che non c’è più bisogno della sua presenza, visto che la macchina organizzativa è entrata a regime. Però, si affretta a dire il Presidente della Regione, ho piacere che lui continui a collaborare con noi. Non ho capito bene: è fuori o è ancora dentro? Manca la chiarezza e ciò lascia spazio alle interpretazioni della vicenda, che suscita evidenti perplessità.

Se è vero che Bertolaso viene considerato il mago delle emergenze, chiamato in fretta e furia per riparare i danni di un disastroso avvio delle somministrazioni, passato anche attraverso il tanto pubblicizzato siluramento di “Aria” – la società che doveva gestire le prenotazioni online -, non mi capacito perché non rimanga almeno fino alla data che lui stesso ha promesso a dieci milioni di cittadini lombardi: entro giugno tutti vaccinati con la prima dose. Bello sarebbe portare a termine la propria missione, anche perchè chissà cosa può succedere da qui a due mesi, facciamo le corna ovviamente. Ad un simile talento non si dovrebbe rinunciare tanto presto. Problemi di budget? Problemi di troppe personalità di spicco nel team lombardo? (Sappiamo bene che Lady Letizia Moratti non è abituata a lasciare troppi spazi agli altri). I dubbi sono legittimi.

Non vorrei che fosse come il caso Ronaldo, preso dalla Juve per vincere la Champions e, alla fine, buonissimo solo per vincere la classifica dei capocannonieri e qualche scudetto italiano (fino all’anno scorso, tra l’altro): in parole povere, non è servito allo scopo principale.

Oppure, siamo di fronte all’ennesima gestione strana, a dir poco tentennante, delle pubbliche relazioni, di una Regione che avrebbe tanto bisogno di lavorare sodo, a fari spenti, parlando solo quando i fatti accadono sul serio.

Invece, abbiamo assistito a ripetute conferenze stampa trionfali, con l’annuncio di campagne acquisti di prestigio, con un continuo parlare-parlare-parlare, senza riuscire a filtrare le trappole neppure tanto nascoste. Tra le varie dichiarazioni recenti di Mr.Terremoto, spicca “non sono il tipo di persona che rimane per farsi fotografare in giro per gli hub”. Ma dai, davvero? Fa il paio con una dichiarazione rimasta nella storia aziendale di un mio collega direttore vendite, che non sapendo più come giustificarsi con i dati in calo, proferì “non siamo noi che non riusciamo più a vendere, sono i clienti che non vogliono comprare”.

Anche al neo-promosso generale Figliuolo un’invocazione spontanea di noi cittadini: stoppi il suo road-show in giro per il Belpaese, sta diventando un boomerang, l’opinione pubblica ha capito il cambio di passo, ma preferirebbe che lei adesso si dedicasse a far funzionare l’organizzazione in modo più defilato, lasci spazio alle statistiche e meno alle parole. La sovraesposizione in pubblico porta al rischio di farsi ammaliare dai propri discorsi preparati per queste occasioni, che piano piano potrebbero diventare pericolosamente la priorità numero uno, scalzando tutte le vere urgenze.

 

 

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