AVREMO PURE IL MESSI MARTIRE

di TONY DAMASCELLI – Davvero una brava persona quel Messi. Ha deciso di restare a Barcellona ma, da gentiluomo delle ramblas, insulta colui il quale gli passa milioni 80 all’anno, nella persona del presidente del club, Bartomeu Josep Maria, che già dal cognome sembra più da Legnanesi che da sfida catalana.

Dunque si è trattato di una sceneggiata, Messi ama la camiseta blaugrana e mai e poi mai avrebbe portato in tribunale la propria storia in Spagna. Lui è mas que un campeon, su questo non si discute, ma fuori dal campo dimostra una pelle sottile e, assieme, un po’ di serpente, invece di abbassare la testa alza la cresta, indica al popolo il vero colpevole, lo butta in pasto al tifo caliente del Camp Nou, non dice una parola sola sul proprio comportamento, sulla mail spedita in società con la quale informava di avere chiuso la valigia e di volersene andare altrove.

Quelli del football sono fatti così, mai avremo il piacere di vederli in ginocchio ma non dopo una sconfitta, quello è un atteggiamento plateale e comodo, ma per ammettere le proprie responsabilità. Messi ha scelto il vestito del martire e dell’incompreso, però promette che farà il bravo ragazzo, regalerà ancora gol e coppe alla Catalogna (così dice, specificando però che ormai il Barcellona è un disastro), ma la storia è finita e di certo non può continuare tra parenti e serpenti, come i separati in casa. Non è il modo.

Bartomeu potrebbe anche perdere le elezioni interne ma si è dimostrato severo e rigoroso, esibendo la clausola contrattuale che imprigionava la Pulce, la quale Pulce si è fatta Jena e ha provato a far sparire il malloppo di settecento milioni. Epilogo da assemblea condominiale, roba piccola per un grandissimo calciatore e un grandissimo club. Prevedo fischi e insulti vari, anche a spalti deserti. Il Pallone d’oro può avere la faccia di bronzo.

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