ATTENZIONE, LA FINANZA SI BUTTA IN ACQUA

di PAOLO CARUSO (agronomo) – Quanti di noi sanno che anche l’acqua, insieme all’aria il bene più prezioso del nostro pianeta, diventerà merce per speculatori, sarà oggetto di contrattazioni sul mercato statunitense dei future, divenendo una vera e propria commodity, come l’oro, il petrolio, il platino, le valute etc?

I circuiti mediatici hanno preferito sottacere questa notizia, secondo la quale i grandi investitori saranno liberi di speculare su aspettative di siccità, crisi idriche ed eventi atmosferici estremi.

I future sull’acqua hanno fatto il loro esordio all’inizio del quarto trimestre di questo già nefasto 2020, come se ci fosse bisogno di un’altra iattura per decretarne un’immediata archiviazione.

Il corpo umano contiene tra il 50 e l’80% di acqua, a seconda dell’età dell’individuo, e copre circa il 75% del globo.

Il 70% dell’acqua dolce presente sul pianeta serve a irrigare i terreni su cui viene prodotto il nostro cibo e per abbeverare gli animali, il 20% viene usato per numerosi processi industriali, mentre il restante 10 % come acqua domestica e potabile.

La produzione di 1 kg di frumento necessita fino a 4.000 litri di acqua, mentre per un kg di carne bovina si può arrivare ad un consumo di circa 15.000 litri.

Secondo alcuni report dell’ONU la domanda di acqua nei prossimi anni crescerà dell’85 per cento, fino a raddoppiarsi alle soglie del 2050.

Con queste premesse appare evidente l’interesse della finanza a mettere le mani su un business dalle potenzialità esplosive.

Tuttavia, l’assemblea delle Nazioni Unite nel 2010, decretandone l’importanza vitale e la non surrogabilità, ha incluso l’accesso all’acqua potabile e a quella che serve per i servizi igienico-sanitari tra i diritti universali e fondamentali dell’uomo, ma evidentemente c’è chi la considera invece un bene come tanti altri, dunque commerciabile.

Per il momento il future sull’acqua verrà trattato solo in California, uno stato dove i frequenti e devastanti incendi hanno accentuato l’importanza della disponibilità di risorse idriche, ma gli interessati non escludono che in futuro queste contrattazioni possano essere estese anche ad altri Paesi.

L’etica dell’operazione è ovviamente considerata meno di un elemento accessorio, così che le probabili crisi idriche a cui saremo soggetti e che porranno in serio pericolo la stessa esistenza umana avranno come unità di misura non la dignità dell’uomo, ma il margine di profitto.

Secondo le Nazioni Unite ogni anno 8 milioni di persone muoiono a causa di malattie legate all’indisponibilità di risorse idriche.

Anche l’acqua, quindi, ci verrà erogata a seconda delle tendenze di mercato? Dovremo far attenzione allo ‘spread’ idrico? Il prezzo del barile (d’acqua) sarà uno dei parametri che determinerà l’inflazione? Dovremmo far ricorso a prestiti bancari per acquistare le nostre bottiglie?

Sono quesiti che oggi suonano come paradossi, ma siamo così sicuri che non ci riguarderanno in un tempo più breve di quello che immaginiamo?

La natura umana e l’attualità ci invitano come minimo a fare una profonda riflessione. Subito, oggi.

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