ASCOLTARE IL LIBRO, COLPO DI GRAZIA ALLA LETTURA

di GHERARDO MAGRI – Si pronuncia “òdibol” e si scrive “audible”, una parola inglese ostica che non si presta bene per una lingua sofisticata come la nostra. Letteralmente vuol dire udibile, strana traduzione per un prodotto innovativo che si sta facendo conoscere in questo periodo con spot pubblicitari, nemmeno tanto chiari per la verità.

Si parla di una società del pianeta Amazon che si è specializzata in audiolibri, podcast e serie audio, così dice il sito: sì, ma cosa vuol dire in concreto? Audiolibri è abbastanza intuibile: libri che vengono letti. Podcast è più complesso, almeno per i non addetti: sono programmi audio, solitamente di natura seriale a episodi, che si scaricano da internet sul proprio smartphone attraverso piattaforme dedicate. Svariano dai radiodrammi, dai corsi di lingua, a quelli di crescita personale, dalle chat tra amici su argomenti variegati, dalle ultime novità di uno specifico settore. Serie audio sono produzioni fatte ad hoc su argomenti selezionati.

Dalla pubblicità e dalla sua promessa “libertà di ascolto” credevo fosse un programma di sola musica, alla Spotify, gigante dello streaming. Avevo frainteso. Poi, me ne ha parlato un amico che se ne intende e mi ha fatto scoprire un mondo nuovo. Magari non di zecca, ma se scende in campo un colosso come Amazon mi aspetto che diventerà diffuso e famoso in tempi relativamente brevi. Allora ho riflettuto, soprattutto sul concetto di audiolibro che mi ha suscitato delle suggestioni.

Cioè: significa che se uno non ha voglia di leggere, può ascoltare quando-dove-come vuole un libro che non ha fisicamente comprato o scaricato sui lettori tipo kindle? E’ un’alternativa pigra allo sfogliare pagine o a schermate fitte di parole? Magari letto da una voce suadente e convincente o addirittura dall’autore stesso? Credo proprio sia così. Un’idea che ritengo rivoluzionaria nella sua straordinaria semplicità. Mi riporta indietro alla mia infanzia, quando alla sera aspettavo con ansia le storie lette e raccontate dai miei genitori o dai miei fratelli maggiori. Non parlo solo delle ninne-nanne fanciullesche, mi riferisco alle storie più ricche e fantasiose ascoltate più da grandicello, che stimolavano la mia immaginazione. A tal punto che, diventato padre, mi sono divertito a inventare storie ispirate da quello che mi era capitato in giornata, infarcendole di colpi scena e di fantasie a briglia sciolta. A volte, le messinscene erano così realistiche che si cadeva dal letto e, allora, giù risate con le lacrime. E’ come mi fossi inventato degli “audible” ante litteram. Ricordi che sopravvivono benone alla corrosione del tempo. Oggi, nelle aziende, la chiamano storytelling e sembra che abbiano inventato tutto loro. Sarà possibile avere lo stesso effetto con gli audiolibri? Potrebbe essere, bisogna solo provarci.

Un altro effetto collaterale possibile è una soluzione pratica per stimolare la gente a riavvicinarsi ai libri, dato che il declino del numero di lettori sembra ormai irreversibile. Con questa nuova modalità più moderna e più facilitata ci si può (forse) rieducare ad apprendere. Troppo da qualunquista dire che ascoltare non è leggere, ma se il contenuto arrivasse lo stesso e si riuscisse ad accendere la scintilla del pensiero riflessivo, sarebbe già un gran risultato. Non mi farei venire la puzza sotto il naso, la cultura va diffusa con i sistemi più disparati, anche quelli che sembrano sbrigativi e superficiali.

Io sono ancora un lettore tradizionale, amo comprarmi il giornale in edicola e godermi un libro seduto in poltrona, gustandomi il profumo impareggiabile della carta, ma mi rendo conto che non possiamo difendere solo le nostre abitudini e contrastare il nuovo, alzandogli contro pregiudizi frettolosi. Ho già pensato quando ascoltare e sperimentare i primi audiolibri: nelle mie due ore quotidiane da pendolare in auto, perché no?

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