ANCELOTTI O GUARDIOLA? VINCE IL CALCIO

Manca un quarto d’ora alla fine. Ha appena segnato il gol dell’1-0 il Manchester City a Madrid, semifinale di ritorno della UEFA Champions League 2021-22. I citizen, gli inglesi, hanno vinto anche all’andata 4-3. Basta, è finita. Saranno loro  a sfidare il Liverpool in finale nel derby inglese.

Sta vincendo il City 1-0, con il gol della stella meno brillante della serata del ManCity: Mahrez. È il 90’. Basta, è finita. Trionfa il guardiolismo, quella filosofia dell’allenatore del City che inventa, pensa, studia, gestisce, cambia il suo calcio super offensivo. Uno scienziato del pallone, tra i più grandi di sempre. Ma… No, aspetta. Non uscire dallo stadio, non andare in bagno, in cucina, non cambiare canale. È il 90’: ha pareggiato Rodrygo, la stella meno brillante della serata del Real. E allora? Si dice “aggregate”: 4-3 all’andata, 1-1 al ritorno, in finale sempre il City andrà.

Aspetta. Non andartene. È il 91’, primo minuto di recupero, 2-1: ha segnato ancora Rodrygo. Pazzesco. Il guardiolismo, al diavolo! Vuoi mettere la serenità di Ancelotti, la sua fortuna, la sua semplicità?  Adesso supplementari, ne vedremo delle belle. Ne vivremo, delle belle. Il City nelle 2 partite ha segnato 5 gol e se n’è divorati altrettanti. Il Real è alla sua terza, quarta, quinta rimonta consecutiva, ho perso il conto: nei turni precedenti era sotto con Paris St. Germain e Chelsea, le ha ribaltate in maniera clamorosa. Anche se non così in extremis, anche se non così dal fondo del pozzo.
Infatti. Infatti segna su rigore la più luminosa delle stelle spagnole di questa stagione, il francese Benzema, 3-1. Ora se il City segna si va alla lotteria, alla roulette, alla tombola dei rigori. Guardiola saltella qua e là, stringe i pugni, fa quello che fa sempre. Ancelotti gonfia le guance, digrigna i denti, alza il sopracciglio, come fa sempre. Due uomini di calcio, prima grandi giocatori poi enormi allenatori. Enormi. Con modi e filosofie diverse, forse poi non così tanto.
Ma. Ma 4-3, 0-1 al 90’, 1-1, poi 2-1 al 91’, poi 3-1… Chi ha deciso? I cambi dell’uno o dell’altro? La loro filosofia? Il loro modo? Il fato? La fortuna? Il caso? Chi ha vinto e chi ha perso: il guardiolismo o l’ancelottismo?
Banalità. Come banale, banalissima, è la risposta esatta: ha vinto il calcio. Quindi i giocatori, con il loro talento, la loro freddezza o le loro emozioni, la loro sorte che altro non è che energia. La loro bravura, soprattutto. Perché lì dentro al ring, lì sopra l’erba, ci vanno loro. Con le gambe, il cuore, l’anima, l’abilità. E in testa anche l’ancelottismo e il guardiolismo, forse. Probabilmente.

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