ALMENO LE SCUSE A ZHANG

di GIORGIO GANDOLA – La peggiore delle doppiette, con la paura che i numeri aumentino. Prima Daniele Rugani, poi Manolo Gabbiadini: il calcio non è immune al Coronavirus.

Una banalità a pedali se non fosse per un dettaglio: la Lega Serie A è stata l’ultima ad accorgersene, a capirlo, per poi dirigersi con movimenti da bradipo verso la doverosa serrata. Dieci giorni perduti (in un contagio sono un’eternità), sprecati fra inutili assemblee e soluzioni balbettate, prima di chiudere le porte in modo perfino più sgangherato di una difesa di Zeman.

Dieci giorni buttati via, sulla pelle anche dei calciatori, per provare a far collimare gli interessi dei presidenti in astinenza da incasso record (Andrea Agnelli), con quelli di chi come Claudio Lotito non ha ancora perso le speranze di vincere lo scudetto. A porte chiuse, con i playoff, con il ballottaggio alla francese, magari col sorteggio.

In tutto questo il presidente della Lega, il manager Paolo Dal Pino (che probabilmente maledice il giorno in cui è stato eletto), ha dato pessima prova di leadership, sballottato come una barchetta mentre tutti pensavano ai propri interessi e nessuno alle prevedibili conseguenze sui calciatori. Solo l’Uefa sta riuscendo a fare perfino peggio.

In mezzo alla tempesta si era levato l’urlo di Steven Zhang, numero uno dell’Inter, il quale aveva preso a schiaffi tutti usando la parola clown. E come spesso accade in Italia, paese dove una mano lava l’altra anche senza Amuchina, era diventato lo zimbello da prendere a schiaffi.

«Cosa vuole questo?», si sono indignati i padroni del vapore dimenticandosi che a casa sua, in Cina, il nemico invisibile aveva già mietuto migliaia di vittime. «Come si permette?», hanno tuonato sussiegosi editorialisti bravi a fare i muscolari quando il bersaglio non ti può scalfire la carriera (a meno di non aspirare a diventare rivenditori di frigoriferi Suning).

Zhang è stato zittito, deferito e querelato, piallato come il bimbo Minkia della storia. Seppellito sotto la frase: «C’è modo e modo di criticare. Ha sbagliato le parole, quindi ha torto».

Aveva così torto che oggi il bilancio è questo: due calciatori positivi, tre squadre in quarantena e Cristiano Ronaldo che parla da Madeira come i presidenti americani al cinema dall’Air Force One. I vertici della Lega dovrebbero andare a casa oggi e restarci anche dopo.

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