ALMENO IL BUCO NERO NON HA BANDIERE

“Questa fotografia realizza un sogno”, è il commento degli scienziati che sono riusciti a catturare il buco nero al centro della nostra galassia, nella Via Lattea. Io direi più prosaicamente che lo scatto è un sogno in sé, perché ci permette di guardare dritto negli occhi un mostro di energia ancora tutto da scoprire, ma su cui una lunga schiera di ricercatori e grandi menti ha speso un’intera vita a studiarli: Stephen Hawking è il loro capitano morale, alla ricerca dell’origine del nostro universo.

La vera novità non è tanto nel primato assoluto, perché nel 2019 si era già riusciti a fotografare un buco nero ancora più grande, ma lontanissimo da noi 55 milioni di anni luce e pure in un’altra galassia, come a dire ci riguarda un po’ meno. Sagittarius A*- il nome tecnico del simpatico mangia-materia con una massa 4 milioni più grande del sole -, invece, è solo a ventisettemila anni luce di distanza, cioè maledettamente vicino a casa nostra. Insomma, meglio approfondire un po’ la conoscenza di chi abita nel condominio.

Molto difficile da immortalare perché nascosto da gas, polveri e nubi cosmiche, ci sono volute le strumentazioni più aggiornate e sofisticate. L’immagine è come un quadro di arte contemporanea, ognuno interpreta a soggetto ciò che vede. A me ricorda molto “il buco con la menta intorno”, la caramella degli anni ’80, magari al gusto arancio.

La notizia più bella, però, è come si è arrivati a questo successo: con un lavoro di squadra da manuale. Si contano trecento ricercatrici e ricercatori di ottanta istituti nei cinque continenti, che hanno ideato una rete di otto giganteschi radiotelescopi tra Cile, Arizona, Antartide e Spagna, che messi insieme hanno lavorato come un mega osservatorio grande come il nostro pianeta. Il coordinamento è stato affidato allo scienziato Geoffrey Bower dell’università delle Hawaii. Anche l’Italia ha dato il suo contributo con le università di Napoli e Cagliari.

Non posso pensare che in un’organizzazione così multinazionale non ci siano state lotte interne di potere o semplicemente di visibilità, o che qualcuno abbia lavorato solo per la propria fama, ci può stare. Ma non ce ne siamo accorti o quantomeno non è trapelato nulla, perché la priorità è stata data alla scoperta e ai risultati strabilianti dell’impresa. Per una volta il contenuto ha prevalso sulla forma, niente protagonismi assoluti, il merito va condiviso tra tutti. Non c’è una bandiera che sventola più di altre, è il frutto di un’intesa mondiale, a cinque cerchi.

Abbiamo dimostrato che si può fare: se si ha un obiettivo davvero comune si possono muovere energie umane e finanziarie fuori dal comune. Dovremmo replicare il modello anche in altre situazioni, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

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