ALITALIA: COL GREENPASS, NON SI PASS

di LUCA SERAFINI – Subito la notizia: con il Greenpass non si vola su Alitalia. Non hanno gli strumenti per leggere il QR Code, non possono scannerizzarlo, “li abbiamo chiesti ma non li abbiamo ancora” (cit.). Quindi se avete il QR Code del Greenpass non vi fanno salire sugli aerei della nostra gloriosa compagnia di bandiera, perché non è sufficiente.

Ci sono pensieri, problemi e preoccupazioni molto gravi, molto più serie al mondo, ma un giornalista ha il dovere di fornire informazioni. Specie se come me, avendo un’attività commerciale all’estero, viaggia spesso perciò prima di partire si informa e fa in modo di essere in regola, sempre. Quindi – come tutti – tra maggio e luglio mi sono sottoposto a 6 tamponi in andata e ritorno, come prevede il protocollo, poi sono entrato in possesso del Greenpass dopo il secondo vaccino, come prevede il protocollo, ma siccome non mi fido… Lunedì ho telefonato prima al viceconsolato italiano di Ibiza, poi ad Alitalia per essere certo di ciò che servisse per viaggiare. Avendo la stessa risposta: il Greenpass è sufficiente.

Mercoledì mattina sono a Linate per tempo, alle 8.30 all’imbarco per il volo AZ0066 con partenza alle 9.10 per Ibiza. Verso le 8.40 una signorina elegante e a modo ma un po’ rigidina, comincia a chiamare i passeggeri (direi una cinquantina in tutto) al bancone della partenza. Noto che le pratiche con chiunque si stia imbarcando sono un po’ lentine, qualcuno si apparta e smanetta sul cellulare, qualcun altro ha un po’ di fogli in mano. Strano: oggi è tutto digitale, bastano gli screenshot. Tocca a me, sono il penultimo alle 8.55: documento, biglietto, QR Code del Greenpass.

«Non è sufficiente”», mi dice l’addetta Alitalia.

«Prego?», rispondo.

«Non possiamo leggere il QR Code, mi serve il certificato».

«È come leggete i QR Code dei biglietti?».

«È un altro sistema».

«È un problema vostro, io il Greenpass ce l’ho. Dove vado a recuperare il certificato adesso, scusi?».

«Non lo ha stampato?».

«E perché, mi perdoni? Ho il codice a barre. Guardi qui, è un bel mosaico come quello che hanno trovato sul pavimento di una casa di Pompei la settimana scorsa, ha letto? Tutto a quadratini bianchi e neri, pensi com’erano avanti, a Pompei…».

Fotografa col suo cellulare il mio QR Code, lo invia non so a chi, telefona a non so chi altro.

«Mi dispiace, mi serve il certificato».

«Ho gli sms del Ministero della salute con i link, l’authcode e la certificazione verde degli avvenuti vaccini, 5 maggio e 21 luglio».

La signorina inflessibile fa una foto col suo cellulare, lo invia non so a chi, telefona a non so chi altro.

«Mi dispiace, non vanno bene».

Sto per esplodere, ma interviene l’ultimo misericordioso passeggero in attesa, staccandosi dalla moglie e dal bambino che lei tiene in braccio.

«Faccio io, aspetti. Scarichi l’app ‘Verifica C19′, poi inseriamo i dati».

Funziona solo con il WiFi, tentativo nullo, Proviamo con CielD, niente da fare. Prova lui con l’app “Io” inserendo i miei dati con l’aiuto dell’irremovibile hostess. Niente da fare, manca un codice, una lettera, un dato. Nel panico, chiamo il viceconsolato e l’agenzia di viaggi che sono esterrefatti: «Alitalia non ha lo scannerizzatore per il QR Code del Greenpass?». Già, a quanto pare quello che serve per il codice a barre del biglietto non è sufficiente. «Beh, è un problema loro, te lo devono risolvere». No, il problema è mio perché mi lasciano a terra.

Sono ormai le 9.05, è arrivato anche un altro solerte impiegato Alitalia che sollecita la chiusura del volo, di me non gli frega niente: «Noi non possiamo», «Noi non sappiamo», «Noi dobbiamo», ritornelli da software ingoiato.

Il passeggero buon samaritano si illumina: «Lei ha la app Immuni?». «Certo, dal primo giorno. Aperta due volte invano».

Immette i miei dati: dati anagrafici e della tessera sanitaria, Authcode, codice fiscale…: «Ci siamo!», esulta felice. Macché: «Il servizio non è momentaneamente disponibile».

«Dobbiamo chiudere il volo», gracchia il secondo signorino Alitalia.

«Aspettiamo solo 5’, magari si sblocca», lo implora l’altro passeggero, manco fosse mio fratello. Gentilezza d’altri tempi.

Resto a terra. Se ne vanno i passeggeri a bordo e i due addetti per i fatti loro. Salgo agli uffici Alitalia di Linate, mi si fa incontro una signora gentile.

«Lei è la responsabile?».

«Sì, sono la ‘duty station manager’, come posso esserle utile?».

Le racconto l’odissea, «viaggio per lavoro, è tutta l’estate che viaggio per lavoro, è sconcertante. Con qualsiasi compagnia low-cost o semplicemente qualsiasi altra compagnia, sarei in volo perché non hanno questo problema o lo avrebbero risolto, comunque facendomi partire».

«Sono mortificata, davvero. Li abbiamo chiesti i lettori dei QR Code ma non li abbiamo ancora (ecco la cit.). Vuole un mini-sneak?».

«No, guardi, lei è molto gentile, ma mi andrebbe di traverso. Mi faccia partire, questo mi interessa».

«C’è un volo per Roma alle 10 e coincidenza da Roma per Ibiza alle 16, le offriamo noi i biglietti».

«Perfetto, splendida coincidenza 5 ore di attesa a Roma, però va bene pur di partire. Viaggio per lavoro, capisce? Facciamo alla svelta per favore perché sono le 9.30…».

«Però poi a Roma avrà lo stesso problema», osserva la duty station manager.

«Mi scusi ma non lo possiamo risolvere subito e lei comunica a Roma che…».

Discussione di pochi minuti: volo per Roma chiuso.

«Le cambio il volo di stamattina con un diretto da Linate domattina, va bene?».

«Ecco, brava, faccia così poi me ne torno in città a stampare tutte le carte che servono. Si ricordi bene la mia faccia, perché Alitalia non mi rivedrà più per un bel po’ di tempo».

Storia chiusa, torniamo a occuparci dei problemi del mondo e io nel mio piccolo anche dei miei ancor più piccoli affari, dei quali campo. Ma grandi o piccoli, a quelli di Alitalia che gli frega? Loro non hanno lo scannerizzatore, ma i problemi – grandi o piccoli – sono e restano comunque tuoi.

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