AIUTO, MI SI E’ RISTRETTA LA SVEZIA

di JOHNNY RONCALLI – Svezia atto finale. Siamo alla postilla, che per assonanza curiosamente richiama la poltiglia, nella quale alla fine la monarchia scandinava si ritrova, senza possibilità di scappatoie, senza dubbi, senza contraddittorio possibile.

Anche la Svezia, che si ergeva fiera e impavida, come la polena del Titanic, affonda definitivamente e inesorabilmente travolta dalle ondate del virus.

Un ultimo colpo di reni te lo aspetti dai vichinghi tuttavia, e in effetti qualche annuncio lascia intravedere spiragli: terapie intensive piene al 99%. Ecco, lo sapevo, non sono piene le terapie intensive, sono all’avanguardia e sempre un passo avanti, loro, sembrano crollare e invece il sistema regge, in barba al gregge che pure immune proprio non è.

In barba anche all’ironia però, a un certo punto crolla anche l’ultima staccionata, giungono le dichiarazioni della contrita Sineva Ribeiro, presidente dell’Associazione svedese dei professionisti della salute, e tutto il mito boreale all’improvviso si dissolve.

Gli infermieri in Svezia si dimettono in massa a causa della situazione insostenibile. Dice, la Ribeiro, che la situazione è terribile, spiegando che anche prima della pandemia c’era una “carenza di infermieri specializzati, anche nelle unità di terapia intensiva”.

Ma dai, non è credibile. L’efficientissima Svezia piega le ali e ammette la crisi. Dopo l’ostentata spavalderia, atto primo, dopo l’indifferenza di chi ti scruta dall’attico, atto secondo, dopo la timida scrollata di spalle di fronte ai numeri non proprio confortanti, atto terzo, ecco arrivare la capitolazione. La postilla.

Siamo noi a mollare una simbolica comprensiva pacca sulla spalla a loro, ed è una pacca non da poco. La Svezia non è esattamente dietro l’angolo e la sbracciata richiede respiro e una certa indulgenza, da parte di noi latini caciaroni e inconcludenti. Siamo sempre stati il loro paese dei balocchi, la scappatella prima di tornare ligi ed efficienti e così abbiamo sempre creduto dovesse girare la ruota. Non fossero i tempi che sono, ci sarebbe quasi da stappare una birra, Peroni naturalmente, in onore di Solvi Stübing. Salvo poi ricordarsi che la medesima non svedese ma tedesca era, come l’efficienza, come a malincuore ci tocca ammettere. Amen, sarà per il solito Barbera.

Noi, in preda alle nostre effettive inconcludenti miserie politiche, in realtà poco abbiamo da sorridere, proprio quando i notiziari mettono in evidenza, e in contrapposizione, le file pro-covid per accaparrarsi i regali di Natale e le file dei bisognosi per accaparrarsi un pasto o un approvvigionamento.

Resta lo sbigottimento. Io esigo la mia Svezia, quella Svezia, ridatemi la mia Svezia!

 

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