AGNELLI SACRIFICALE, GLI MANCAVA SOLO L’SMS DI SUAREZ

di TONY DAMASCELLI – Non è un momento di quelli gaudiosi per Andrea Agnelli. Va maluccio la Juventus, vanno malissimo i conti aziendali, è uno schifo la Superlega come è stata gestita, proposta, lanciata, comunicata, è comunque vomitevole l’attacco da ogni dove, dirigenti, allenatori, comici, soubrette allo stesso presidente bianconero, e adesso spunta il verbale, sulle pagine di “Domani”, nel senso del foglio quotidiano, relativo alla deposizione dello stesso Agnelli sulla vicenda dell’esame di italiano, si fa per dire, di Luis Suarez all’università di Perugia.

Indottrinato dagli avvocati capaci della qualunque, come insegna la letteratura forense al riguardo, il presidente ha detto di avere appreso dell’esame soltanto dalla lettura dei giornali e che la questione era di competenza del responsabile dell’area sportiva, Paratici, il quale in modo occasionale e casuale gli riferiva delle varie operazioni di mercato. Tra l’altro Suarez si sarebbe offerto tramite sms (queste le abitudini dell’uruguagio vampiro, già in Inghilterra e in Spagna).

Va bene tutto, si può dire, ma l’uso degli aggettivi “occasionale e casuale” per un manager come Paratici e un presidente come Agnelli rientra solo nel repertorio, come detto, degli uffici legali, che trovano l’archetipo prototipo dell’antropomorfismo universale per non far dire, al proprio assistito, la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.

Nell’aria resta soltanto la voglia di vedere, infine, la testa del nobile rotolare dinanzi alle tricoteuses della stampa e della folla dei tifosi urlanti. Si prevedono repliche di Littizzetto o Crozza, ormai la discarica è aperta.

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