AERODEFAULT

di TONY DAMASCELLI – Per la serie facciamoci riconoscere, nelle ultime ore abbiamo assistito a due annunci, in contemporanea, confortati da inchieste giornalistiche e immagini in rete: Beppe Marotta ha lanciato l’appello, il calcio è in crisi, rischia il default, non tutti i club garantiscono il pagamento degli stipendi, il governo deve intervenire altrimenti è il fallimento. A Roma, Claudio Lotito ha esibito il nuovo gioiello della sua Lazio, un aereo personalizzato con i colori e il nome della ditta, un Boeing 737/300, non direi fiammante portandosi appresso trentuno anni di markette nei cieli, all’inizio qualcuno ha scambiato quel 1900 sull’ala per l’anno di fabbricazione.

Ora, come borbottava Indro Montanelli: delle due l’una, o Lotito o Marotta sono fuori giri. O forse, senza pensarci troppo su, sono entrambi ai confini delle realtà, chiedendo scusa agli ideatori della strepitosa serie televisiva americana.

Nei dettagli: Marotta, come tutti i suoi sodali, paga salari clamorosi, in alcuni casi volgarissimi, ai propri tesserati, allenatori, calciatori, si viaggia dai due milioni e si arriva a dieci volte tanto. Lotito è formica per le spese di casa, ma fa la cicala per mostrare agli astanti il sogno della sua vita, vola l’aquila laziale e vola pure l’aereo, in attesa che pure la squadra decolli.

Ma qui si tratta di soldi che il calcio butta dal balcone o in piscina e poi chiede un aiuto allo Stato. E’ tutta roba italiana, è la fotografia del Paese che chiagne e fotte come dicono a Ortisei. O giù di lì.

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