65 ANNI, HAPPY BIRTHDAY CAROSELLO (MA DOPO, COSA TRASMETTEVANO?)

Me lo ricordo benissimo. Questo significa anche che io abbia l’età del dattero. Ma ho un alibi fortissimo, mio padre lavorava in Rai praticamente da una vita, quando si chiamava ancora Eiar, la Rai, non il mio genitore.

Dunque ne aveva parlato a tavola mentre io bevevo l’acqua frizzante allestita con due bustine, una azzurra e l’altra rossiccia.

Domenica tre di febbraio, anno millenovecentocinquantasette, arriva Carosello, l’ingegner Canestrini illustrava i doveri di ogni automobilista, la guida a destra e a sinistra, per idea della Shell, azienda di carburante riconoscibile per la grande conchiglia come simbolo e insegna in qualunque distributore di benzina.

Era Carosello l’ultima tentazione prima di coricarsi, nel senso che dopo Carosello i minorenni dovevano andare a nanna, stazione d’arrivo di una giornata che era partita nel pomeriggio con la TV dei ragazzi e si sarebbe conclusa in ore umane, dopo lo sceneggiato e la sigla finale, con il traliccio di antenna che scendeva dalle nubi e la musica soporifera Armonie del pianeta Saturno.

Era Carosello un filmino di minuti due, ben scritto, ben interpretato, il bianco e nero permetteva qualche fantasia, in attesa dei favolosi anni Settanta. Come capirete sono preparato sull’argomento perché Carosello era la nostra droga naturale, la carezza, il momento di divertimento, la canzoncina, il motivetto che ci piaceva tanto, Miguel son sempre mi, Non è vero che tutto fa brodo, Con quella bocca può dire quello che vuole, Fino dai tempi dei garibaldini, eravamo Gringo e Calimero, Joe Condor e l’olandesina, c’era il Quartetto Cetra ma anche Albertazzi e Bramieri, Calindri e Buazzelli, Fernandel e Alberto Lupo, Tognazzi e Vianello, era un teatrino che spediva il messaggio ed eravamo felicissimi di riceverlo.

In assenza di internet o di spesa on line, quello che vedevamo in tivvù si ritrovava al negozio di alimentari o drogheria o salumeria, basta la parola come diceva Tino Scotti invitandoci alla somministrazione della pillola per agevolare l’evacuazione, Nicola Arigliano ne prendeva una per digerire, stando anche sul tram.

Sessantacinque anni fa questo era il nostro mondo, ogni tanto interrotto da morti nazionali, lutti di papi e bombe, dunque rispettoso del vivere civile. Memorie dolci con il consumismo che si infilava sotto il cuscino e ci prendeva per mano portandoci verso il Bengodi altrui.

Impossibile riproporre lo spettacolo, oggi la pubblicità è una zanzara jena, senza di lei non si vive, Carosello resta la nostra copertina infantile, prima di andare a nanna. Resistono però un mistero e una domanda: chissà che cosa trasmettevano dopo?

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