3,4 MILIARDI DI DEBITI: QUESTO NOSTRO CALCIO DA LIBRI IN TRIBUNALE

Chiedono, vogliono, pretendono i ristori, cioè gli aiuti dal governo. Come quei ristori che il turismo, serrato e in ginocchio, non ha avuto, o come l’obolo che hanno atteso a lungo teatri, ristoratori, bottegai, tutti ridotti all’asfissia.

Colpa del virus, imprecano. Chiedono, vogliono, pretendono i ristori. Sono i presidenti delle società di calcio, della serie A che guida il movimento e – a sentir loro – tiene in vita la filiera in ogni più recondito meandro. Bussano a quattrini al governo. Sono in fila all’ora di pranzo, mischiati ai poveracci in coda come fuori dall’Opera San Francesco o Pane Quotidiano. Quasi verrebbe da compatirli sul serio.

Poi. Poi esce “La Gazzetta dello Sport” in un postmoderno rantolo di giornalismo, illustrandoci per filo e per segno come stanno le cose. Anzi, come stavano ben prima dell’avvento del Covid 19. Quindi si scopre che quei barboni lì, in fila con la testa bassa, i cappotti sdruciti e la barba lunga, una galletta ammaccata in mano in attesa della sbobba, sono figuranti. Gente che i soldi li ha, eccome. Li maneggia, li sperpera, li nasconde, li brucia, li intasca. Li inventa, persino. Montagne di quattrini. Ma non se li fanno mai mancare, mai, come la minestra che stanno per papparsi magari al posto di uno che invece di fame muore davvero.

Scrive la rosea a pag.24 nell’edizione di martedì 22 marzo 2022, a firma Marco Iaria, di aver messo ai raggi X i bilanci delle società di serie A del 2020-21 con una capatina anche in quelli dell’anno precedente. Non c’è bisogno di capire, per quelli come me che pensano che un ammortamento sia una molla della ruota e che il disavanzo sia ciò che resta del banchetto, che la plusvalenza sia una pomata e il deficit una tara di famiglia. Basta leggere. Servono pochi passaggi.

“Valutando il biennio 2019-2021 emerge un deficit di 1,2 miliardi in più rispetto al 2018-19”. Vabbè, c’era il Covid. Già. Il che però non ha impedito un prodigio, “gli stipendi nel biennio sono cresciuti di quasi 200 milioni”. Ad oggi “i debiti al netto dei crediti ammontano a 3,4 miliardi: se fosse un’azienda qualsiasi, la serie A dovrebbe portare i libri in tribunale”, scrive Iaria. Un’azienda qualsiasi? E’ la quinta filiera italiana, ci rinfacciano con malcelata presunzione i presidenti, quando gli comoda. Non quando si tratta di dare un’occhiata a come la gestiscono, la filiera. “A fronte di 900 milioni di entrate ridotte”, prosegue la rosea, “i costi sono addirittura cresciuti durante l’emergenza pandemica”.

Colpa del virus, del Covid, della pandemia, che sono sempre la stessa cosa, ma fa più effetto moltiplicare le colpe per tre. Stadi chiusi, sponsor in fuga, diritti tv crollati. Certo. Giusto. Ci mancherebbe. Peccato che un grafico molto semplice e chiaro illustri come debiti al netto dei crediti salgano ininterrottamente dal 2016-17, ben prima della mannaia abbattutasi sul pianeta (che per il pallone gonfiato italiano non è stata una, ma trina): -2100, -2161, -2482, -2771, -3366. I debiti fiscali in 5 anni sono passati da 286 milioni a 546, quelli nei confronti delle banche da 1289 a 1581. Le rose non sono state sfoltite, nessun calmiere agli stipendi (anche di dirigenti e dintorni), che non sono stati abbassati, salvo sporadiche eccezioni, casomai non sono stati pagati quelli degli impiegati o i crediti dei fornitori, ma questa è un’altra storia.

Alla voce “ricavi-risultato netto”, il grafico è devastante: nel 2011 i ricavi della serie A furono di 1682 e sono arrivati 10 anni dopo a 2768, ma ciò non è servito ad arrestare le perdite, che da 312 milioni nel 2011 sono arrivate un anno fa a 1025. In 5 anni gli stipendi sono passati da 1401 milioni a 2072, la cosa singolare è che dei 1756 del 2018-19 si è scesi ai 1614 del 2019-20 (ma la pandemia è scoppiata nel 2020…) per poi schizzare nella gestione successiva (2020-21) a 2072.

Un fiume in piena inarrestabile. Uno sperpero che non impedisce di leggere ogni giorno nuovi sogni multimilionari di mercato per la prossima estate. Un disastro che aggira norme, etica, enti e organismi preposti al controllo: questi satanassi passano sfrecciando alle dogane sfondando le sbarre, senza essere inseguiti da nessuna guardia. Fino al prossimo autogrill, dove si siederanno sulle scale o fuori dai cessi per chiedere l’elemosina.

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